La crisi bulimica: innesco e disinnesco

La crisi bulimica, o abbuffata, è il comportamento più caratteristico della bulimia.

 

La bulimia è caratterizzata dalla paura morbosa di diventare grasse e/o di essere sovrappeso, il peso e la forma del corpo influenzano in modo eccessivo e inadeguato la stima di sé.

Colpisce l’1-3% della popolazione femminile, con un picco anagrafico collocato fra i 18 e i 19 anni.

 

L’esordio è spesso preceduto da ripetuti tentativi di dieta (dieting), che solitamente falliscono entro breve tempo: la perdita iniziale di qualche Kg non viene mantenuta, la pz riprende a mangiare troppo, recupera peso e perde il controllo della situazione.

A questo punto la pz scopre che può procurarsi il vomito, rimedio efficace a vincere la paura che la perdita di controllo del cibo le causa.

La delusione di avere mangiato come non voleva, la paura di ingrassare, il senso di colpa per la propria incapacità di controllo, porta la pz a rimediare, sempre con la speranza di dimagrire, eliminando con  il vomito il cibo ingerito, in una sorta di dieta estrema.

 

L’abbuffata è un episodio in cui vengono assunte molto rapidamente grandi quantità di cibo, preferendo gli alimenti maggiormente disponibili, oppure quelli più “proibiti” o che non richiedono preparazioni particolari, spesso mescolando sapori, anche molto diversi tra loro.

La pz vive la sensazione di perdere il controllo sul cibo.

Tutto avviene in tempi brevi e con rituali che sono accompagnati da un forte senso di disagio, vergogna e colpa.

 

Le circostanze scatenanti possono essere diverse: talvolta l’abbuffata viene scatenata dall’assunzione (anche minima) di cibo che la pz considera proibito, per l’elevato contenuto energetico o di grassi; altre volte l’innesco può essere dovuto ad uno stato emotivo: tensione, rabbia, ansia, noia.

 

Quindi assistiamo a un duplice meccanismo: o la crisi bulimica viene scatenata da qualcosa di “fisico”, come l’avere mangiato (spesso in maniera adeguata), oppure da una componente emotiva.

In quest’ultimo caso le emozioni scatenanti sono tra le più svariate.

Tensione: la pz riferisce “mi abbuffo per rilassarmi”

Rabbia: la pz riferisce “mi abbuffo per calmarmi”

Ansia: la pz riferisce “mi abbuffo per tranquillizzarmi”

Noia: la pz riferisce “mi abbuffo per riempire il vuoto”.

 

Ci sono casi in cui l’abbuffata viene programmata, scegliendo con cura il momento adatto e predisponendo gli alimenti necessari, quindi quasi come atto consolatorio o riempitivo di tempo vuoto.

La frequenza può essere pluriquotidiana e/o notturna, sostituendo talvolta la normale alimentazione.

L’alimentazione diviene talmente caotica, da influire sulla qualità di vita.

Alla perdita di controllo sul cibo possono fare seguito contromisure di compenso, quali il vomito autoindotto, il digiuno estremo, estenuanti attività fisiche, l’abuso di diuretici e/o lassativi.

Tutti questi comportamenti non hanno alcuna efficacia sulla perdita di peso, perché non favoriscono l’eliminazione delle calorie.

La sensazione di sgonfiarsi è dovuta alla perdita di liquidi, che viene poi recuperata.

 

I fattori di disinnesco della crisi bulimica possono essere ricondotti a tre fattori, tutti indipendenti dalla volontà della pz, e possono essere esogeni o endogeni.

I fattori esogeni comprendono sia il fatto che la pz venga scoperta, con il conseguente senso di colpa, inadeguatezza e vergogna, che fa interrompere il rituale, sia il fatto, maggiormente pragmatico, che il cibo è terminato.

Il fattore endogeno che fa interrompere il rituale è invece la sensazione di “avere lo stomaco che scoppia”, che va in parallelo con il soddisfacimento del bisogno emotivo (tensione, rabbia, ansia, noia) che aveva innescato la crisi stessa.

In entrambi i casi però, pur con cause di interruzione diverse, la sensazione che ne consegue è la stessa: senso di colpa, inadeguatezza e vergogna.

 

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