Percezione e dispercezione dell'immagine corporea. Lo specchio amico & nemico

 

 

Schilder (1935), nella sua opera più famosa, definisce l’immagine del corpo umano come “il quadro mentale che ci facciamo del nostro corpo, vale a dire il modo in cui il corpo appare a noi stessi

L'immagine corporea non è da confondersi cono lo schema corporeo, termine utilizzato per la prima volta da Bonnier (1905), distinguendo il senso dello spazio e l’orientamento soggettivo rispetto al mondo esterno. Il criterio topologico di Bonnier consente di occupare un luogo nello spazio, all’interno del quale si sanno orientare e localizzare le diverse parti del corpo.

Lo schema corporeo è inconsapevole, mentre l’immagine corporea è presente alla coscienza.

L’immagine corporea riguarda la situazione emotiva, i ricordi, le motivazioni e i propositi d’azione dell’individuo, si modifica continuamente attraverso le esperienze personali. L’immagine corporea risente di esperienze individuali e interpersonali, cognitive ed affettive, consapevoli ed inconsce. Insomma, parla di un corpo vissuto, investito da cariche affettive e da giudizi di valore.

Gli elementi che caratterizzano l’immagine corporea sono:

- il corpo ideale;

-  il corpo percepito (che non sempre corrisponde al corpo reale);

- l’oggettiva forma del corpo;

- l’immagine corporea socialmente accettata che dipende dal contesto socio-culturale

L’immagine corporea si costituisce tramite l’integrazione di esperienze a livelli diversi cioè percettivo, emotivo-psicologico e sociale e dipende da vari fattori quali:

- l’adeguatezza dell’atteggiamento dei genitori specie di quello materno;

- il modo in cui viene vis-suto lo sviluppo sessuale durante la pubertà;

- fattori esterni, specie di natura mediatica.

L’immagine corporea si sviluppa a partire dai 2 anni e progressivamente diviene un mezzo di comunicazione sociale e assume un’importante funzione di “rispecchiamento” necessaria nel rapporto con gli altri. L’immagine corporea si costituisce anche a partire da quanto gli altri ci rimandano del nostro aspetto: bello o brutto, sano o malato, seducente o distanziante.

Questa funzione di rispecchiamento è fondamentale per la conoscenza che abbiamo di noi stessi e si realizza attraverso degli scambi comunicativi che agiscono attraverso movimenti d’attrazione-repulsione, oltre che attraverso dinamiche di potere.

L’adolescenza è un’epoca di cambiamenti fisici, in questo periodo l’immagine di sé fisica si sovrappone all’identità personale, quindi influisce sull’autopercezione complessiva dell’individuo.

In questo periodo ai ragazzi l'aumento della massa muscolare li fa sentire più forti e virili, meno serenamente la vivono le ragazze, le quali subiscono un fisiologico aumento di massa grassa e spesso questo può rappresentare elemento di contrasto rispetto all’ideale di corpo perfetto.

Le ragazze, anche perchè sembrano essere più suscettibili, rispetto ai coetanei maschi, al giudizio delle altre persone relativo al loro corpo; presentano un maggior rischio di sviluppare un’immagine corporea negativa con conseguente attuazione di comportamenti alimentari erronei finalizzati al raggiungimento della forma fisica da esse idealizzato.

La distorsione dell’immagine corporea, cioè la difficoltà a stabilire con precisione la propria taglia occupa un ruolo centrale nello sviluppo e nel mantenimento dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Solittamente tali individui tendono a sovrastmare le proprie dimensioni.

Due sono le modalità di disfunzione della costruzione dell’immagine corporea:

- la distorsione della percezione delle dimensioni corporee,

- l’alterazione dell’atteggiamento cognitivo-affettivo per l’aspetto fisico.

Come detto in precedenza l'immagine corporea è riconducibile ad un costrutto multidimensionale comprendente più componenti: cognitiva e affettiva, percettiva, e comportamentale (Garner & Dalle Grave 1999).

Nei soggetti con disturbo del comportamento alimentare hanno solitamente un’immagine corporea alterata: sono esageratamente focalizzati sulla forma e sul peso corporeo, tanto che il loro senso di stima personale e la valutazione che danno di sé stessi sono strettamente vincolati alla apparenza fisica. Il corpo rappresenta una sorta di ‘conferma’ della scarsa autostima viene quindi disprezzato e svalutato.

Alcune persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione non riescono a percepire il loro corpo come realmente è: si vedono o si sentono grassi anche quando hanno un peso normale o addirittura quando sono gravemente sottopeso.

I modelli culturali di appartenenza sono deteminanti nello stabilire la bellezza di un corpo magro o morbido. Nella cultura occidentale, l'ideale di bellezza ruota intorno all’idealizzazione della magrezza e alla denigrazione dell’obesità mentre ad esempio, nella cultura araba l’opulenza fisica viene esaltata come simbolo di benessere economico e di fertilità nella donna.

L’influenza dei media, dei social media e dei genitori è molto importante, più del confronto con i propri coetanei, nello sviluppo di preoccupazione concernenti il peso e di atteggiamenti di controllo, in particolare degli adolescenti.

Il gran numero di riviste, programmi televisi e social media che promuovono l'attenzione alla forma e all'aspetto fisico, elargiscono consigli su come effettuare una dieta dimagrante dai risultati strepitosi, fa sì che ci sia una esasperazionein questo senso. A voler diventare più magri nel tentativo di raggiungere una maggiore accettazione di , ottenendo un'immagine considerata socialmente positiva e vincente.

I fattori socioculturali giocano un ruolo senza dubbio importante nellai insoddisfazione riguardo il proprio corpo e sulla accettazione di sé.

Dal desiderio di un’immagine corporea rispondente al modello ideale, si scivola nella distorsione dell’immagine corporea.

La persona affetta da diturbi del comportamento alimentare vede il proprio corpo o parte di esso più grosso di quanto non sia in realtà; rifiuta il suo peso, quale esso sia, desidera perderne ancora anche se è al di sotto del peso ideale, rifiuta di riprendere i chili persi, negando il problema.

Sia nella persone anoressica che in quella bulimiche si superano i confini del modello estetico desiderabile e si arriva ad ingaggiare una battaglia con il corpo indipendentemente da qualsiasi modello estetico, e fondata esclusivamente sulla non accettazione di sé e sulla paura incontrollabile del grasso.

Nei disturbi del comportamento alimentare la presenza di una distorsione dell’ immagine corporea risulta essere uno dei criteri diagnostici e clinici presenti nelle pazienti che soffrono di queste malattie. Solitamente nell’anoressia si parla di una percezione dell’immagine sovrastimata (il mio corpo è più grosso di quanto lo sia oggettivamente), nella bulimia vi è una forte presenza di un’immagine negativa e disprezzata (il mio corpo non è piacevole), nell’obesità, invece, la presenza di un’immagine negativa del proprio corpo è spesso correlata a un’età di insorgenza precoce del sovrappeso (Bruch 1977).

La formazione dell’ immagine corporea, come si è detto, è associata a meccanismi percettivi, cognitivi, affettivi e motori. Nelle persone che soffrono di un disturbo alimentare il corpo tende a perdere le tipiche caratteristiche che, solitamente, vengono ad esso riconosciute. Pertanto il corpo può divenire una muraglia difensiva, un cambo di battaglia, una dimostrazione di forza ecc.; il cibo rappresenta per il soggetto, l’unico modo per ottenere un certo potere su di sé e sulle altre persone a discapito, del proprio benessere fisico e corporeo.

Data l'importanza che il corpo ha per chi soffre di disturbi del comportamento alimentere, è fondamentale prendere in considerzione l'immagine che essi vedono riflessa nello specchio le persone che si guardano allo specchio non vedono riflessi semplicemente i connotati fisici, ma anche tutto il loro mondo interno. La discrepanza tra chi si è e chi si vuole essere. Lo specchio riflette come una persona si sente, l'immagine esprieme attraverso la sua 'deformità' la sofferenza e i conflitti interiori. La ricerca dell’ identità, della costruzione di Sé, passa attraverso l’osservazione della propria immagine; nella identificazione in ciò che si vede, attraverso un processo di riconoscimento che porta a dire “quello sono io”.

La fissazione su inestetismi spesso immaginari, su un corpo mai abbastanza magro o mai abbastanza perfetto, nasconde un’angoscia di altro genere legata a esperienze emotive con le quali non si riesce a dialogare e che si proiettano sul corpo, rendendolo persecutorio costringendolo ad avvicinarsi all'immagine ideale che si ha di esso. Esercitando un controllo su di esso poiché non si riesce a gestire il mondo interno. Spesso i pazienti dicono che non gli piace quello che vedono; che preferiscono non specchiarsi, arrivano a coprire gli specchi con un telo poichè detestano ciò che vedono. Quello che detestano non è il corpo in sè, il corpo è solo 'l'oggetto' della proiezione dei loro vissuti interni non gestiti.

La sfida da affrontare per i pazienti e il tepauta è quella di riconnettere percezioni, emozioni e cognizioni frammentate e disfunzionali, per ricostruire ricordi e creare nuove informazioni utili e adattive per il soggetto. Per fare questo lavoro è necessario lavorare attraverso le immagini, poiché esse fanno da ponte tra le parti più inconsce e quelle consce, tra emozione e cognizione. Una volta identificata nel paziente l’immagine di sé distorta e negativa, il terapeuta potrà aiutare il soggetto a prendere consapevolezza delle credenze errate e dei giochi relazionali in atto e, contemporaneamente, incentivare la costruzione di nuove immagini di sé più realistiche in termini di caratteristiche e di controllo.

In questo modo il corpo potrà acquisire caratteristiche ed essere investito di affetti positivi, perdendo il suo caratere persecutorio e diventare un motivo di guarigione. 

 

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